La Toscana ‘bagnata’ di Vermouth
05 febbraio 2018

Un pò di storia non guasta mai… In un piccolo paesino di nome Tavola, alle porte di Poggio a Caiano, c’è una piccola azienda artigianale gestita da marito e moglie, Fabio e Cristina, che, dotati di grande talento culinario nella preparazione di piatti tipici toscani, si sono fatti strada nel settore della ristorazione come distributori di preparati per ristoranti e bar. Se assaggiate la pappa al pomodoro, il cacciucco di cecino rosa di Reggello o la ribollita ( e mi fermo qui sennò pranzo di nuovo) non potrete far altro che comprarne una scorta per la settimana! Nelle loro proposte si sente il vero gusto del cibo, della tradizione Toscana e questo grazie alla autentica artigianalità della lavorazione.
Ma si sa, mangiare senza accompagnare la pietanza da un buon drink non completa il pasto… e allora Fabio tira fuori la sua ultima proposta, il Vermouth bianco di Prato Stefano Buonamici.
Mai sentito prima e così entriamo nei dettagli e mi racconta come e quanto ci ha messo a rinvenire una ricetta ancor più antica del famoso vermouth di Torino. Spinto dalla curiosità e la passione per la storia del suo paese, Fabio ha intrapreso una lunga ricerca per ritrovare ricette antiche che si tramandano di padre in figlio, ma che spesso si perdono o vengono modificate…La voglia di riportare in vita ricette antiche che fossero originali senza cambiarne nemmeno una virgola, lo ha portato indietro nel tempo fino al 1737, anno in cui il nobile Pratese Stefano Buonamici, imparentato con la famiglia di Galileo Galilei, trascrisse la ricetta del suo Vermouth, uscito in commercio nel 2016. Si sa che nel 1786 a Torino Benedetto Carpano dette il via all’industrializzazione del liquore. Ma le ricette di Stefano Buonamici sono precedenti, sicuramente non successive al 1737. Come descrive Fabio, questa è da considerare una data ante quel, giacché se non prova l’origine toscana, o meglio pratese, della diffusione del Vermouth, ne attesta la presenza quattro decenni prima della denominazione italiana. E allora non ci resta che dire grazie alla curiosità, grazie alla passione per il nostro territorio e soprattutto grazie a Fabio e Cristina di Opificio Nunquam!!! cheers!!!

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